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Manteniamo la lucidità. Una riflessione sul voto

Dobbiamo mantenere la calma e non perdere la lucidità,anche questa volta, anche dopo questa incredibile tornata elettorale. Abbiamo vinto,ma non dobbiamo dimenticare che i problemi del paese, quelli veri, sono tutti lì che aspettano risposte, in una situazione economica e sociale che sembra in caduta libera.

Non dobbiamo cadere in nessuna delle trappole che civengono tese dopo queste elezioni. Come dice qualcuno, un partito del 30% non smette di esistere perché lo decide qualche commentatore televisivo o qualche giornalista; si coordina, si organizza,si presenta alle elezioni e le vince. Non dobbiamo però neanche avere la caduta di stile - che sconfina a volte in vera e propria arroganza – di esultare per il risultato elettorale appena incassato, perché la sfiducia è ancora tanta l’astensione sta lì a testimoniarlo.

E’ la capacità di dare risposte ai problemi delle persone che qualifica il ruolo di un partito politico, e la nostra capacità di fornirle,in una situazione così complessa e con una compagine di governo così ampia, è ancora tutta da dimostrare. Nonostante tutto però sappiamo che abbiamo il dovere di provarci, di assumerci le nostre responsabilità davanti al paese,soprattutto dopo i tanti errori commessi lungo il nostro cammino. E’ questo il motivo per cui “teniamo” da un punto di vista elettorale ed è questo il parametro sul quale saremo giudicati; sappiamo di essere chiamati a svolgere un ruolo, anche con una strada così stretta.

Come spiegare altrimenti il crollo dei consensi ai 5 stelle? Come spiegare il fatto che il partito (anzi movimento, loro vogliono essere chiamati così) che doveva rappresentare gli oppressi e il disagio subisce un crollo elettorale? Delle due l’una: o quel disagio non c’è più – cosa che escluderei -, o quel disagio preferisce non votarli o astenersi perché non si ritiene rappresentato da loro. Potevano svolgere questo ruolo, potevano dar vita assieme al Pd ad un governo di cambiamento avviando una nuova stagione per questo paese. Hanno preferito stare in panchina, vivendo della rendita di posizione data dalla contestazione al “sistema”, quel sistema che vorrebbero cancellare in nome della democrazia diretta ma nel quale sono entrati. Del resto il manuale del Giovane Turco insegna che la democrazia diretta si chiama così perché è diretta da qualcun altro.

In sintesi, non vogliono migliorare davvero le condizioni dei più deboli: vogliono rappresentarle, che è cosa ben diversa. Ma una volta scoperto il giochino il tappo salta e il consenso si perde.

Del resto le dichiarazioni di Grillo fatte in questi giorni vanno esattamente in questa direzione, e non sono per nulla da sottovalutare. Queste, infatti, rappresentano il continuo e lucido lavoro di formazione di uno spazio politico di consenso nel paese. Gridare che i partiti sono morti, nonostante l’assoluta debacle elettorale appena ricevuta, rappresenta il rimarcare la propria estraneità al “sistema”; dividere l’Italia in serie A e serie B (quest’ultima fatta da “lavoratori autonomi, cassintegrati, precari, piccole e medie imprese, studenti”) è un modo per coltivare un proprio insediamento sociale (con tanto di elenco), costituito da quelle categorie e quei lavoratori che si sentono (e sono) marginalizzati nella nostra società. Attenzione: non sta solo insultando mezza Italia – denominandola l’Italia del “Teniamo famiglia”- , sta cercando di intestarsi l’altra mezza, operazione molto più pericolosa perché i presupposti sociali che hanno dato origine al consenso di Grillo sono ancora tutti presenti. Ora “i grillini” sono nelle istituzioni e in parlamento, non possono più solamente gridare che sono tutti ladri e corrotti ma devono avere la capacità di realizzare le loro idee sopportando la fatica della mediazione anche con altre forze parlamentari e sociali. Se non ci si vuole sporcare le mani per risolvere i problemi, se si è indisponibili al dialogo con realtà complesse e diversificate per realizzare il proprio programma non si può essere credibili per fare il sindaco di un piccolo o grande comune. E questo è vero al punto tale che non solo l’astensione non scende, ma aumenta, ed aumenta tra le loro fila: I cinque stelle non sono la soluzione, né sono percepiti in quanto tale.

A noi sta il compito più complicato, ossia quello di svolgere il nostro ruolo di governo con la testa ai problemi del paese e di non deludere le aspettative che in tanti rivolgono alla politica.

Ora ci sono i ballottaggi in alcuni comuni ed in altri nuove amministrazioni appena elette. Non perdiamo tempo a contestare i“grillini” o ad esultare per la loro sconfitta: Grillo ha costruito un movimento su questo. Usiamo tutte le nostre forze per far capire come trasformeremo le città italiane, e per ricostruire un nuovo partito, libero, radicato, popolare, la vera casa della sinistra e dei riformisti italiani: questa è la vera sfida che abbiamo davanti a noi.

Pubblicato il 29/5/2013 alle 15.53 nella rubrica Diario.

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