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Al Pd non c’è alternativa, e la vera arma siamo noi: i Giovani Democratici.

C’è poca consapevolezza che la partita per le elezioni politiche non è chiusa,neanche alla camera dei deputati. Siamo vicini alla vittoria, ma non è chiusa. E c’è poca consapevolezza anche del fatto che ad una vittoria elettorale del Partito Democratico non c’è alternativa. E’ questo il messaggio che dobbiamo far arrivare alla nostra gente, ed a tutti i cittadini italiani. Altri scenari sono da incubo, per il futuro di tutti noi.

E’ una campagna elettorale angosciante, che mostra tutta la fragilità della nostra democrazia e dei corpi intermedi che in essa vivono. Siamo bombardati tutti i giorni da giornali, telegiornali, talk show e tribune politiche che invece di permettere ai cittadini di scegliere con più contezza il partito da votare spettacolarizzano la politica e la campagna elettorale, mostrando che il principale assente di tanto chiacchiericcio sia proprio il paese ed i suoi problemi.

Il tutto si innesta su un tessuto civile sfaldato, stanco, rabbioso. La crisi economica, vent’anni di berlusconismo con le sue promesse e le sue illusioni, la mancanza di lavoro e di giustizia sociale hanno avvelenato i pozzi, seminato tra le persone un grado di sfiducia, stanchezza e rigetto mai visto prima. Ed è angosciante che le forze politiche, che dovrebbero portare a sintesi questi problemi facendosene carico con responsabilità, scelgano nella stragrande maggioranza dei casi lavia opposta: quella del populismo.

Si vede nel ritorno di Berlusconi, che tra un’ offerta di un condono, uno sdoganamento delle tangenti e qualche battuta volgare batte sempre sul solito messaggio: la distruzione della morale pubblica e l’assenza di senso di comunità come elemento costitutivo della nostra società. Si vede nei deliri di piazza di Grillo, che denigra indistintamente tutte le istituzioni democratiche del nostro paese, che dice che destra e sinistra sono tutte uguali, che offre mille euro al mese a tutti i siciliani ed ha nel programma l’uscita dall’Euro. Una retorica che fa ricordare i peggiori racconti dei nostri nonni, racconti di un periodo dal quale il nostro paese uscì con un regime, comandato da un uomo solo al comando: quel regime era il fascismo. Un immagine che fa venire i brividi. E poi ci sono i tecnici, anche loro schierati su una retorica denigratoria delle forze politiche, e che si sono trasformati da sedicenti salvatori della patria a portatori di un’ideologia conservatrice e liberista, fondando una forza politica presente sulla scena italiana.

Come può salvarsi un paese in cui chi lo dovrebbe guidare mostra questo volto in campagna elettorale? Può un paese in questo stato, che può cambiare solo con un forte grado di coesione e spirito di unità nazionale, essere in grado di competere nel mondo? Si riuscirà con questo grado dimaturità politica e civile a sciogliere i nodi strutturali che lo tengono bloccato? Ed infine: che cosa succederebbe se una di queste forze andasse algoverno del paese? Come potremo essere mai credibili agli occhi del mondo, e dei nostri coetanei europei, americani, indiani e cinesi?

Non credo che questi interrogativi siano retorici: penso che siano le domande fondamentali sulle quali dobbiamo riflettere prima di esercitare il nostro voto il 24 e 25 di febbraio. E trovo che l’unica risposta la si trovi nel sostegno al Pd o alla coalizione Italia Bene Comune. Non c’è altra via di scampo.

Questi ultimi giorni sono il momento in cui c’è bisogno di spiegare, con maggiore forza, che stavolta o c’è il Pd o il paese andrà allo scatafascio. E la mia generazione sarà la prima colpita da questo.

E’ questa consapevolezza che dovrebbe vedere in questi ultimi giorni un salto di qualità, da parte nostra ma anche da parte di Bersani. Sono convinto come è convinto lui che stavolta o si vince sulla serietà oppure non si andrà lontano. Anche io penso che non abbiamo più bisogno di sentire favole, ma di una forza responsabile che curi una rigenerazione sociale e civile italiana. Ma serve un passo in più: serve mostrare alle persone che siamo davvero in grado dicambiare il paese, serve spiegare che siamo sul serio in grado di governarlo e portarlo fuori dal guado in cui si trova dopo anni di promesse e di uomini soli al comando. Questo deve emergere con chiarezza cristallina, dalle nostre parole, dai nostri programmi, dalle nostre idee.

E la mia generazione può dare un grande contributo in questo senso: i tantissimi giovani eletti alle primarie del Partito Democratico, l’unico evento che ha scardinato l’assurdità di questa legge elettorale permettendo ai cittadini discegliere e conoscere i loro parlamentari di riferimento, sono stati una incredibile fonte di energia per tutto il Pd. Sono loro che ci stanno mettendo la faccia nelle strade, nelle piazze, nelle sedi. Sono loro che si stanno caricando il peso e la responsabilità della gestione di questa campagna elettorale, perché a loro no, non si può proprio dire che “tanto sono tutti uguali”. Sono loro che confrontandosi con la rabbia e la rassegnazione che si legge in tanti volti per le strade sono in grado di dare speranza, fiducia,carica.

Ma,a pensarci bene, non sono solo loro. Siamo noi, tutti noi, i Giovani Democratici.

E qui uso le parole di Andrea Casu che, dopo un momento complesso, esaltante ma sfinente come quello del nostro congresso, scriveva chi siamo noi. E scriveva così


“20 minuti sembrano tanti, poi ti accorgi che non bastano a raccontare quattro anni. E allora scrivi un post.

Chi sono i giovani democratici?

Quelli che c'era una volta il tempo del CPN, dei CPR e dei CPP,

quelli che quando tocca a loro provano a cambiare la storia,

quelli che sono riusciti a cambiare la loro storia,

quelli che o la carta di cittadinanza o si muore,

quelli che nel 2008 hanno fatto le Primarie,

quelli che nel 2012 hanno fatto il Congresso,

quelli che nei discorsi ripetono la parola organizzazione almeno una volta in tutte le frasi,

quelli che nei discorsi ripetono la parola politica più di una volta in tutte le frasi,

quelli che quando si muovono l'Italia cambia, e non è unametafora,

quelli che a Bologna meno venti gradi e la neve alta tre metri,

quelli che l'uragano a Torre del Lago in pieno luglio,

quelli che l'Italia si blocca e noi andiamo all'Aquila,

quelli che nessuno sa se a Sarzana esiste ancora l'hotel PAX

quelli che raccolgono le firme ai referendum e si raggiunge il quorum,

quelli che vanno a Milano e Pisapia diventa Sindaco,

quelli che vanno a Torino quando serve,

quelli che nessun autista di pullman vorrebbe incontrare,

quelli che hanno rischiato di tornarsene a piedi in puglia per una telefonata,

quelli che il buono pasto lo da il capodelegazione dopol'iniziativa delle 19,

quelli che certe cose preferiscono vederle che farsele raccontare,

quelli che a Lampedusa ci sono andati,

quelli che a Mirafiori ci sono andati,

quelli che a Pomigliano ci sono andati,

quelli che a Rosarno ci sono andati,

quelli che a Sanremo ci sono andati, ma non per cantare,

quelli che sempre al centro del conflitto, come ci ha insegnato Reichlin,

quelli che sempre al centro del conflitto, anche quando i giornali si occupano d'altro,

quelli che sempre al centro del conflitto, anche quando la politica si occupa d'altro,

quelli che la fine del lavoro è una bufala,

quelli che difendono i beni comuni,

quelli che non barattano opportunità con diritti,

quelli che l'articolo 49 davvero,

quelli che l'articolo 3 per intero,

quelli che la formazione politica,

quelli che la società della conoscenza,

quelli che la green economy,

quelli che le tre t di florida,

quelli che i diritti civili sul serio,

quelli che la cittadinanza per tutti gli italiani,

quelli che la lotta contro tutte le mafie,

quelli che vogliono votare il Presidente degli Stati Uniti d'Europa,

quelli che non si arrenderanno mai, come ci ha chiesto Scalfaro,

quelli che sembrano un film in bianco e nero, forse, ma sono un bellissimo film,

quelli che ridefinition of disco a new kind of go go for ever,

quelli che generazione E,

quelli che alle feste del partito arrivano per primi e si rimboccano subito lemaniche,

quelli che alle feste del partito vanno via per ultimi esalutano i guardiani chiamandoli per nome,

quelli che durante il corteo bisogna fare cordone,

quelli che hanno giocato a Rugby su un campo di calcio (e nonhanno perso..)

quelli che sono felici che Salvatore Barbera oggi è di nuovo a Roma,

quelli che quando serve, ci vedono benissimo pure quando la luce sembra spenta,

quelli che vogliono vederci sempre chiaro, anche quando la luce sembra accesa,

quelli che i percorsi prima degli accordi,

quelli che ci hanno provato e dove non sono riusciti ritenteranno,

quelli che hanno fatto bene, ma faranno meglio,

quelli che l'autonomia prima di tutto,

quelli che la politica prima di tutto,

quelli che i giovani democratici prima di tutto..”

  

Questi siamo noi. Non ce lo dobbiamo scordare mai. 

Manca poco più di una settimana al voto.

La mia generazione deve assumere su di sé il compito di essere la chiave di volta di questa campagna elettorale, facendo di più, anche se siamo stanchi, anche se giriamo tra camper, banchetti, mercati, scuole ormai da mesi. Ognuno deve dare il suo contributo, ognuno deve fare ancora più telefonate, ancora più porta a porta, ancora più volantinaggi.

E’ la mia generazione che deve per prima sentire il peso del momento cruciale che stiamo attraversando a partire dall’iniziativa di “Alta Partecipazione” di domani e per i rimanenti giorni che abbiamo davanti.

Dobbiamo avere l’ambizione di essere la soluzione a questa fase. E lo dobbiamo fare per il nostro futuro.

Pubblicato il 15/2/2013 alle 14.42 nella rubrica Diario.

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