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Perchè aprire un blog? Sicuramente è un nuovo modo di comunicare. E sicuramente non lo lascio a chi da "nuovo" si traveste. Non è semplice tenerlo vivo, ci ho provato una volta ma non ci sono riuscito.La democrazia telematica mi sembra una stupidaggine, le persone sono fatte di carne ed ossa e discuto con le persone guardandole in faccia. Questa però è una nuova fase, in cui il confronto avviene anche qui, e chi non c'è non c'è. E così sia...
29 maggio 2013
Manteniamo la lucidità. Una riflessione sul voto

Dobbiamo mantenere la calma e non perdere la lucidità,anche questa volta, anche dopo questa incredibile tornata elettorale. Abbiamo vinto,ma non dobbiamo dimenticare che i problemi del paese, quelli veri, sono tutti lì che aspettano risposte, in una situazione economica e sociale che sembra in caduta libera.

Non dobbiamo cadere in nessuna delle trappole che civengono tese dopo queste elezioni. Come dice qualcuno, un partito del 30% non smette di esistere perché lo decide qualche commentatore televisivo o qualche giornalista; si coordina, si organizza,si presenta alle elezioni e le vince. Non dobbiamo però neanche avere la caduta di stile - che sconfina a volte in vera e propria arroganza – di esultare per il risultato elettorale appena incassato, perché la sfiducia è ancora tanta l’astensione sta lì a testimoniarlo.

E’ la capacità di dare risposte ai problemi delle persone che qualifica il ruolo di un partito politico, e la nostra capacità di fornirle,in una situazione così complessa e con una compagine di governo così ampia, è ancora tutta da dimostrare. Nonostante tutto però sappiamo che abbiamo il dovere di provarci, di assumerci le nostre responsabilità davanti al paese,soprattutto dopo i tanti errori commessi lungo il nostro cammino. E’ questo il motivo per cui “teniamo” da un punto di vista elettorale ed è questo il parametro sul quale saremo giudicati; sappiamo di essere chiamati a svolgere un ruolo, anche con una strada così stretta.

Come spiegare altrimenti il crollo dei consensi ai 5 stelle? Come spiegare il fatto che il partito (anzi movimento, loro vogliono essere chiamati così) che doveva rappresentare gli oppressi e il disagio subisce un crollo elettorale? Delle due l’una: o quel disagio non c’è più – cosa che escluderei -, o quel disagio preferisce non votarli o astenersi perché non si ritiene rappresentato da loro. Potevano svolgere questo ruolo, potevano dar vita assieme al Pd ad un governo di cambiamento avviando una nuova stagione per questo paese. Hanno preferito stare in panchina, vivendo della rendita di posizione data dalla contestazione al “sistema”, quel sistema che vorrebbero cancellare in nome della democrazia diretta ma nel quale sono entrati. Del resto il manuale del Giovane Turco insegna che la democrazia diretta si chiama così perché è diretta da qualcun altro.

In sintesi, non vogliono migliorare davvero le condizioni dei più deboli: vogliono rappresentarle, che è cosa ben diversa. Ma una volta scoperto il giochino il tappo salta e il consenso si perde.

Del resto le dichiarazioni di Grillo fatte in questi giorni vanno esattamente in questa direzione, e non sono per nulla da sottovalutare. Queste, infatti, rappresentano il continuo e lucido lavoro di formazione di uno spazio politico di consenso nel paese. Gridare che i partiti sono morti, nonostante l’assoluta debacle elettorale appena ricevuta, rappresenta il rimarcare la propria estraneità al “sistema”; dividere l’Italia in serie A e serie B (quest’ultima fatta da “lavoratori autonomi, cassintegrati, precari, piccole e medie imprese, studenti”) è un modo per coltivare un proprio insediamento sociale (con tanto di elenco), costituito da quelle categorie e quei lavoratori che si sentono (e sono) marginalizzati nella nostra società. Attenzione: non sta solo insultando mezza Italia – denominandola l’Italia del “Teniamo famiglia”- , sta cercando di intestarsi l’altra mezza, operazione molto più pericolosa perché i presupposti sociali che hanno dato origine al consenso di Grillo sono ancora tutti presenti. Ora “i grillini” sono nelle istituzioni e in parlamento, non possono più solamente gridare che sono tutti ladri e corrotti ma devono avere la capacità di realizzare le loro idee sopportando la fatica della mediazione anche con altre forze parlamentari e sociali. Se non ci si vuole sporcare le mani per risolvere i problemi, se si è indisponibili al dialogo con realtà complesse e diversificate per realizzare il proprio programma non si può essere credibili per fare il sindaco di un piccolo o grande comune. E questo è vero al punto tale che non solo l’astensione non scende, ma aumenta, ed aumenta tra le loro fila: I cinque stelle non sono la soluzione, né sono percepiti in quanto tale.

A noi sta il compito più complicato, ossia quello di svolgere il nostro ruolo di governo con la testa ai problemi del paese e di non deludere le aspettative che in tanti rivolgono alla politica.

Ora ci sono i ballottaggi in alcuni comuni ed in altri nuove amministrazioni appena elette. Non perdiamo tempo a contestare i“grillini” o ad esultare per la loro sconfitta: Grillo ha costruito un movimento su questo. Usiamo tutte le nostre forze per far capire come trasformeremo le città italiane, e per ricostruire un nuovo partito, libero, radicato, popolare, la vera casa della sinistra e dei riformisti italiani: questa è la vera sfida che abbiamo davanti a noi.




permalink | inviato da ricardo il 29/5/2013 alle 15:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
25 maggio 2013
La fine dell’afasia, il punto di vista ed il voto.

 Ho preferito ascoltare, leggere, studiare e scrivere in questi mesi complicati. Questo spazio (il mio blog) è rimasto chiuso, o silente, per un po’ di tempo, e il mio grado di loquacità politica ha lasciato il passo molto più spesso alla riflessione, al dubbio e all’incertezza. Non è che non mi sia fatto un’idea di quanto stia accadendo nel paese, tra i cittadini, tra la nostra gente; è che in un periodo così complicato ed incerto, è facile vedere la realtà deformata dal proprio scoramento ed altrettanto facile costruire analisi influenzate da questa distorsione.

 Del resto il dibattito pubblico non ha mai raggiunto un punto così basso. Mi sembra di essere nella canzone “L’amore ai tempi del Caos” dei Modena City Ramblers, in cui “La radio chiama, il mercante grida, il giornalista rincorre menzogne,...,tra guerre sante per nobili affari, gente a caccia di posti sicuri, il mio amore mi parla gentile..”, calzante, per quelche mi riguarda, sia nella descrizione del caos, sia in quella dell’amore, per quegli occhi verdi ai quali sono legato da poco più di due anni. Sempre più rare sono le persone che esercitano la loro capacità di pensare in maniera autonoma, e quindi anche eterodossa o partigiana, e sempre di più sono quelle travolte da un tumultuoso incedere degli eventi, che offrono opinioni come fossero possessori della verità. E’ allora che ti aggrappi alla tua formazione, alla tua cultura, e cerchi di crescere, di capire, di “leggere la fase” con occhi nuovi e con un nuovo punto di vista. Sì, un punto di vista. Il professor Vacca ci ricorda ad ogni iniziativa che fa con noi ragazzi di come un partito rappresenti essenzialmente, in termini gramsciani, “un autonomo punto di vista nella storia del proprio paese”. E’ questa la più incredibile, stupefacente e grave mancanza di Bersani, del suo gruppo dirigente, e di ognuno di noi per quota parte: quella di non aver voluto cogliere i mutamenti espressi nel voto e non aver voluto leggere cosa fosse successo in quella tornata elettorale, quella, nella sostanza, di non aver voluto coltivare quella lettura autonoma che deve essere propria di un grande partito come è il Pd.

 Si affannino pure i venditori di fumo, gli strilloni dipiazza, i mercanti che gridano, i giornalisti che rincorrono menzogne. C’è un pezzo di paese che alla costruzione del suo punto di vista, al tentativo di vedere le sue istanze diventare pratiche di governo non rinuncerà MAI. E’ per questo che ritengo necessaria ed imminente la necessità di un congresso, in cui si discuta, ci si scontri, e si ricostruisca quella lettura collettiva per noi necessaria ed alla quale non vogliamo rinunciare. E’ per questo che continuo a battermi perché quel punto di vista riemerga con forza e dignità, e sulle gambe di una nuova generazione. Già, nuova, che sappia recuperare la voglia di appartenere ad un progetto comune, ad una storia complessiva, indipendentemente dalle discussioni passate e future.

 Userei troppo tempo per elencare i nostri giovani deputati che in questo momento sono il nostro orgoglio in parlamento. Sarebbe lunga fare anche l’elenco dei tantissimi e giovani candidati a presidente di municipio in questa tornata elettorale per la città di Roma, e mi dispiace anche dedicare poche parole all’ottimo Gianni Paris, candidato che sostengo come preferenza maschile al consiglio comunale, o a quella larghissima nuova squadra di consiglieri municipali candidati, rappresentati nel mio territorio da Manuel Gagliardi, ragazzo al quale ho avuto l’onore di fare la prima tessera di partito e che corre per entrare nel consiglio del nuovo nono municipio (ex dodicesimo). Scriverei veramente una pagina per ognuno, ed i lettori, di questi tempi, sono sempre meno e meno pazienti.

 Prendo qualche riga in più invece per parlare di Giulia, del perché l’ho sostenuta e perché la voterò orgogliosamente.

Tralascerò i motivi personali, sicuramente presenti, nel compiere questa scelta; sono convinto che in tanti ne hanno, perché in tanti le vogliono bene, e da tanti lei ha saputo farsi volere bene, me compreso. E tralascerò anche la descrizione delle sue qualità specifiche e personali, la sua capacità politica, organizzativa e motivazionale, che la rende sicuramente una ragazza di enorme valore; sono importanti ma non sono il principale motivo del mio sostegno.

 Io voterò Giulia perché è l’espressione di una storia e di un vissuto, quello dei Giovani Democratici di Roma.

 Erano anni che l’organizzazione giovanile non esprimeva unitariamente una candidatura nel consiglio comunale; ad ogni tornata non saremmo mai stati pronti, non saremmo mai riusciti ad essere uniti su un unico nome. Con Giulia i Giovani Democratici di Roma ci sono riusciti, con ambizione, coraggio e voglia di cambiare il mondo. Se un nuovo punto di vista deve nascere, lo farà dalla capacità di una nuova generazione presente in questo partito di rompere le sue cattive abitudini, fatte troppo spesso di contrapposizioni basate non su idee differenti ma su personalismi e su interessi diversi. E’ qui che come Giovani Democratici abbiamo deciso di andare controcorrente, ancora una volta, ancora insieme. Abbiamo deciso di metterci la faccia mentre soffiano i venti dell’antipolitica perché non vogliamo rinunciare a batterci per un nuovo Pd, un partito diverso da come è ora, che cambi, che si riempia di politica. Ed il volto di Giulia, la sua frenetica voglia di cambiare le cose, è la migliore rappresentazione di tutto questo. E’ il volto di qualcosa di nuovo, che sa dire cosa vuole cambiare e come vuole cambiarlo, e che rappresenta il tentativo di uscire dai troppi steccati che rendono questo partito cristallizzato per essere l’interlocutrice di una generazione su Roma. E’ un compito altissimo, e molto diverso da quello che ha uno dei tanti cavalli da campagna elettorale, perché è un compito di rappresentanza politica. E’ la speranza che possa esserci il cambiamento, quello vero, che non rifiuta la fatica ed il compromesso della collegialità ma che diventa l’espressione stessa ed alta di un'esperienza collettiva; il cambiamento costruito da tanti e non scelto da pochi.

 Quello che succederà domani e dopodomani non lo so, ed in pochi possono dire di saperlo. Quello che so è che domani e dopodomani si gioca un pezzo della nostra storia, della storia di tanti ragazzi che hanno battuto in lungo e largo questa città. Una cosa enorme, che fa tremare i polsi e per la quale la tensione sale a mille.

 E’ in questo senso che il mio in bocca al lupo non è per Giulia, ma è per tutti noi. A lei dico solo che è stata bravissima e di continuare così; è una piccola grande ragazza, che sta crescendo e maturando, del resto come tutti noi ed assieme a tutti noi. Vederla cambiare e crescere, vederla diventare una donna, è uno dei doni più belli che chi ha fatto il responsabile dell’organizzazione può ricevere.

 




permalink | inviato da ricardo il 25/5/2013 alle 9:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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