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Perchè aprire un blog? Sicuramente è un nuovo modo di comunicare. E sicuramente non lo lascio a chi da "nuovo" si traveste. Non è semplice tenerlo vivo, ci ho provato una volta ma non ci sono riuscito.La democrazia telematica mi sembra una stupidaggine, le persone sono fatte di carne ed ossa e discuto con le persone guardandole in faccia. Questa però è una nuova fase, in cui il confronto avviene anche qui, e chi non c'è non c'è. E così sia...
22 dicembre 2010
L'ultimo ciak


Quel mare di bandiere arancioni sarà complicato da dimenticare. Tantissimi ragazzi da tutta Italia hanno costruito una delle più belle manifestazioni di sempre, e nello spezzone dei Giovani Democratici hanno dato vita ad un momento magico, incredibile. Non abbiamo mai fatto una cosa del genere, che rispondeva all'esigenza di una organizzazione giovanile di esporre il suo rgoglio, di dire che una nuova generazione è in campo nel paese e nel Pd e che lavora tutti i giorni per costruire un mondo migliore. Vedere questo orgoglio venire fuori è stata una cosa stupenda; il miglior regalo per tanti mesi di lavoro di cui ora cominciamo a vedere i frutti. Anche l'Aquila ne è stata una tappa fondamentale. In condizioni che definirei "estreme", in un territorio abbandonato alla sua disperazione da un governo criminale, tanti ragazzi sono arrivati ed hanno parlato di lavoro, di economia, di conoscenza. Un segnale potente, perchè proprio partendo da questi luoghi di frontiera si ricostruisce la prostettiva per una generazione che di speranza e di sogni ha tanto bisogno.

Sono stati venti giorni intensi; snervanti e stressanti, ma bellissimi. Di
solito non riesco quasi mai a godermi questi momenti. Un po' la tensione, un po' la forse eccessiva pignoleria e attenzione ai dettagli, un po' la sindrome da cagnaccio che mi scatta fino a che non vedo che tutto scorre almeno nel migliore modo possibile. Però poi mi guardo indietro e sono contento. Con sollievo per averne superata un'altra, e con l'orgoglio di aver aggiunto un altro tassello ad un lavoro vissuto e costruito insieme. E la parte bella è proprio quest'ultima, indice di una consapevolezza che va aldilà dei singoli e che vede ognuno di noi non come rappresentanti di noi stessi ma come responsabili di tanti. Finalmente sento che stiamo costruendo tutti assieme qualcosa di nuovo e di grande: è una sensazione che si respira e che comincia ad essere avvertita da tutti. C'è una grande differenza tra un campo arido ed un campo con dei piccoli germogli verdi. Visivamente cambia poco, qualitativamente siamo in un altro mondo: un mondo in cui qualcosa comincia a crescere ed è proiettata verso un futuro, fatto di pioggia neve e vento, ma fatto anche di sole e tempo sereno.

Avrei voluto scrivere tanto e con più tempo. Se fosse stato un discorso non so neanche quanto sarebbe durato; come sapete la parlantina non mi manca. Ma alla fine le tante foto, che potete facilmente trovare, parlano molto più di tante parole. Ho ringraziato in privato gli insostiuibili, quelle persone che sono state dei pilastri per questi due eventi che abbiamo svolto. Li ringrazio ancora perchè senza di loro non ce l'avremmo mai fatta. Ma la verità è che in queste cose bisogna ringraziare fino all'ultimo degli iscritti che è stato coinvolto, perchè si vince assieme e si perde assieme. Noi siamo fatti così.

Ora pausa feste, e poi si ricomincia a cavalcare. Grazie di cuore, a tutti quanti.




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11 dicembre 2010
La notte
 Non riesco a dormire oggi, la notte fa troppo rumore. La notte è un tempo strano, in cui le angosce e le passioni tornano a trovarti; è un tempo che deforma i problemi e ravviva i ricordi. A volte la gestisci, a volte ti terrorizza e scappi via. O ti svegli. Manca poco alla manifestazione, e già mi sono saltati in testa diverse dimenticanze. Mi viene in testa la voce rassicurante di qualcuno che  dice "Tranquillo, andrà tutto bene", ma poi rimango sveglio e tranquillo non ci sto per nulla. Passare dalla manifestazione al resto è un attimo; sei solo, non puoi fare nulla ed è notte. Le mille cazzate fatte, organizzate e vissute; le cose che hai perso e che ora ti mancano tremendamente. Quelle stesse cose che ti scavano, lasciandoti un vuoto fatto di quegli attimi che ti rimarranno dentro per tutta la vita e che sai che non torneranno più; d'altronde è giusto così. Non lo so, non lo so. Forse abbiamo fatto un'esperienza che ci ha fatto vivere le cose in maniera "squilibrata", più veloce e forse in modo incosciente. Domani mattina sarai uno straccio, e non puoi fare a meno di pensare a che cazzo serva tutto questo, se abbia un senso qualsiasi. Poi però dopo un attimo passa, e ricordi che è quello che da il senso alla tua vita. E' spaventoso pensare che ad un certo punto possa venire a mancare, e forse lo si dovrebbe vivere con un po' più di saggezza, meno slancio. Ma in fondo non è possibile; non saremmo più noi stessi, saremmo "vuoti" e questo è ancora peggio. A tra poco.



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30 novembre 2010
Così parla un comunista


Introduzione a "Le crisi che ho vissuto", libro di Giancarlo Pajetta che aggredirò a breve

 
"Sono pagine di un diario mai scritto, ritrovate nei cassetti della memoria. Ricordi testimonianze e riflessioni maturate attraverso un'esperienza ormai antica. Non tutti i foglietti sono stati ritrovati. Ci sono certo nella memoria delle lacune. Quello che vorrei garantire al lettore è che nessuna di quelle lacune è stata riempita dalla fantasia e nessuna pagina è stata aggiunta per provare qualche preveggenza. Le cose amare, e non ce ne furono risparmiate, sono giustificate dall'averle vissute con passione, dal non averle mai considerate come motivo per tirarsi in disparte, per rinunciare alla fatica di capire e di lavorare per mutare una realtà che non siamo disposti a subire come se avessimo dimenticato l'insegnamento che gli uomini fanno la storia. Ogni volta che abbiamo sottolineato una difficoltà lo abbiamo fatto per rifiutare ogni scoramento, per contrapporre alle delusioni il proposito fermo di andare avanti ancora.
Miriam mi ha aiutato a ritrovare e mettere insieme i fogli del taccuino che non avevo scritto prima, ma che non le era davvero tutto sconosciuto"



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28 ottobre 2010
Ottobre


Ad Ottobre Roma è straordinaria. Sole caldo e vento fresco; anche con le nuvole si sta bene. Sono queste le famose Ottobrate romane, le giornate più romantiche che questa città possa offrire. Andavo in giro ieri ed avevo la testa piena di pensieri. Ogni luogo mi ricordava qualcosa, ogni posto strada evocava un esperienza, un fatto o anche solamente un'impressione. Ero svogliato, volevo solamente passeggiare e sarei voluto salire sul terrazzo del vittoriano, che in effetti non visito da un po'. Ci pensavo l'atro ieri a Piazza di Pietra, luogo del Caffè Fandango e di tante passeggiate: ne ho combinate talmente tante che non c'è un metro al quale non associ qualcosa.. E' la mia città in fondo, le voglio un bene dell'anima.

E l'altro ieri l'iniziativa "Bersani incontra i giovani" è stata per me motivo di orgoglio. Ne abbiamo "imbroccata" un'altra, un altro bel segnale di un risveglio di un'Organizzazione sembrata troppo sopita per troppo tempo. Dal referendum sull'acqua a Pomigliano, dalla festa di Torre del Lago a quella di Torino e alla marea di bandiere arancioni che sventolavano nel momento del comizio di Bersani, alla Run e allo straordinario attivismo dei nostri studenti con sit in e quant'altro, alla prima conferenza internazionale e la prima iniziativa con il Segretario Nazionale con le nostre proposte di legge per il paese. Tante altre cose sono state fatte e tante altre messe in cantiere. Insomma, seppur con tante incazzature e ansia da smaltire, mi sembra che stiamo cominciando a fare qualcosa di utile per il paese e per la nostra generazione. Abbiamo passato un periodo molto complicato, ma dal quale stiamo uscendo con un'assunzione comune di responsabilità e con una coscienza di "squadra" che finalmente comincia a sentirsi. Domani parto per Rosarno, dove si terrà il primo meeting nazionale sulla legalità. Dopo tanta aridità, è bello vedere che qualcosa comincia a nascere..




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19 ottobre 2010
E poi ti fermi un attimo
La cosa è che ai luoghi ti ci affezioni. O meglio: ai luoghi sono connessi inscindibilmente sensazioni ed emozioni accumulati nel tempo che non riuscirai mai a estirpare. E questo succede per tante cose, tra le quali la mia scappata quasi maniacale a salutare Giove è una di queste. Ed a volte va tutto troppo in fretta, ed hai bisogno di fermarti. Hai bisogno di ritrovarti, ritrovare un pezzo del tuo vissuto, nascosto in una via, in una piazza, in uno struggente paesaggio. Capita che dopo due belle giornate spolveri un blog che stai trascurando da un po' di tempo, forse proprio perchè quando la vita va troppo veloce non riesci a fermarti a guardarla.

E trovi delle cose incredibili.
 
Questo lo scrivevo nel lontano maggio del 2008, il 30 per l'esattezza; e ancora oggi mi sento un po' così. Scritto oramai due anni fa, se ci penso potrei averlo scritto ieri.
 Un altro pezzetto importante è qui
qui dentro, e in quella barchetta descritta che tengo attaccata nella mia camera.
Quando ho rivisto
questo questo invece, come ogni anno che torno a Ghilarza, non sono riuscito a trattenere le lacrime. E il brivido scorre ancora nella schiena, sintomo che sei ancora vivo, che riesci ancora ad avere la stessa tensione di quando hai pianto come un bambino in quel paesino sardo.
Ci sono
le cose che danno un senso alla tua vita  e poi c'è Zorba, che serve per ricordartelo nei momenti difficili.
Tutto scritto più di qualche tempo fa. E' così che capisci che ogni tanto serve andare a ritrovarsi, tornare a guardarsi, a capire noi stessi. Che fermarsi a riflettere è utile per capire come, nel bene e nel male, si è diventati degli uomini.



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10 settembre 2010
Essere uomini, ieri come oggi

 

Discorso all'umanità

Mi dispiace ma io non voglio fare l'imperatore non è il mio mestiere non voglio governare ne conquistare nessuno, vorrei aiutare tutti se possibile, ebrei ariani uomini neri e bianchi, tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro in questo mondo c'è posto per tutti la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi, la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato, l'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotto a passo d'oca a far le cose più abiette, abbiamo i mezzi per spaziare ma ci siamo chiusi in noi stessi , la macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l'abilità ci ha resi duri e cattivi, pensiamo troppo e sentiamo poco, più che macchinari, ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza, senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto.

L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell'uomo, reclama la fratellanza universale l'unione dell'umanità, perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente, a coloro che mi odono io dico, non disperate.
L'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano, l'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo, e qualsiasi mezzo usino la libertà non può essere soppressa.

Soldati non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie, non vi consegnate a questa gente senza un anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini!

Voi avete l'amore dell'umanità nel cuore voi non odiate, coloro i che odiano sono quelli che non hanno l'amore altrui, soldati, non difendete la schiavitù ma la libertà, ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto Il Regno di Dio è nel cuore dell'uomo, non di un solo uomo di un gruppo di uomini ma di tutti gli uomini, voi, voi il popolo avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità, voi il popolo avete la forza di fare che la vita sia bella e libera di fare di questa vita una splendida avventura , quindi in nome della della democrazia usiamo questa forza uniamoci tutti, combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore che dia a tutti gli uomini lavoro ai giovani un futuro ai vecchi la sicurezza.
Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse, e mai lo faranno.
I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo, allora combattiamo per mantenere quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo eliminando confini e barriere eliminando l'avidità, l'odio e l'intolleranza, combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere.
Soldati in nome della democrazia, siate tutti uniti.

Anna puoi sentirmi? Ovunque tu sia abbi fiducia. Guarda in alto Anna, le nuvole si diradano, comincia a splendere il sole. Prima o poi usciremo dall'oscurità verso la luce e vivremo in un mondo nuovo, un mondo più buono in cui gli uomini si solleveranno al di sopra delle loro avidità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto Anna, l'animo umano troverà le sue ali e finalmente comincerà a volare, a volare sull'arcobaleno, verso la luce della speranza, verso il futuro. Quel glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi. Guarda in alto Anna, lassù...




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16 aprile 2010
Le cose che fanno tornare il sorriso
 

Greenspan nel suo libro "L'era della turbolenza", parla di una storiella raccontatagli da Ronald Reagan durante un volo in campagna elettorale per le elezioni presidenziali



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27 gennaio 2010
Memoria
 Il giorno 27 di Gennaio del '45, quattro soldati a cavallo arrivarono davanti al lager di Auschiwtz. Primo Levi li descrive con una espressione che non tradiva emozioni, attonita dallo spettacolo raccapricciante che aveva davanti. E noi abbiamo il dovere di ricordare ancora oggi "quello che è stato", perchè non siamo mai troppo al sicuro. Da cosa? da un mondo in cui, ha ragione Ovadia, il primo nemico è una assordante indifferenza ed una incredibile incapacità di indignarsi davanti a cose che accadono tutti i giorni davanti ai nostri occhi. Perchè quando si persegue una persona non per quello che fa ma per quello che è, il segno è stato passato da un pezzo. Ed il nostro modello di società ha nobilitato il mondo dell'effimero, inebetito le coscienze, trasformato gli istinti. Il miglior modo per non scordare quella lezione a mio avviso? Lottare ogni giorno per un mondo migliore, sognare ancora di cambiarlo e di combattere le discriminazioni, in qualsiasi forma si presentino.  Un piccolo esempio

"Vivo, sono partigiano, perciò odio chi non parteggia. Odio gli indifferenti." A. Gramsci.




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6 luglio 2009
Le cose che danno senso ad una vita
 


Come tutti voi sapete non ho il bernoccolo per l'arte oratoria. Svolgo ragionamenti, a volte molto lunghi, ma non gioco molto con le parole. Ed a volte capita che mi manchino, anche perchè penso che ci sarebbero talmente tante cose da dire che il miglior modo per dirle tutte è stare zitti. Oggi ho ricevuto un prezioso dono, al quale ho risposto ringraziando sentitamente, ma avrei voluto dire un sacco di cose, e me ne sarei perse altrettante. In effetti ho fatto il segretario fino al 2008, ma come tutti i segretari della mia generazione abbiamo continuato a svolgere di fatto la nostra funzione fino ai congressi federali e regionali corrispettivi. Sono onorato di aver fatto questa esperienza assieme ad una generazione stupenda, ed ho avuto l'onore di coordinarla per 4 lunghi anni. In questi 4 anni sono successe tante cose; abbiamo scelto, abbiamo votato, abbiamo ascoltato ma soprattutto abbiamo lottato. Perchè se un briciolo di eredità l'abbiamo lasciata a questi giovani democratici, questa ha la sua forza proprio in quello. Una battaglia per l'indirizzo di una generazione su canoni di comportamento completamente diversi da quelli che ci hanno circondato soprattutto in questi due anni, una battaglia culturale, di idea di organizzazione giovanile. E' vero, ci sono stati dei canoni di esclusivismo nel modo di intendere il fare politica, ed alcuni li ricordava Giorgio ieri sera.

Abbiamo cacciato chiunque pensasse alla politica come ad un trampolino per la propria carriera. Abbiamo riaffermato la massima secondo la quale i ruoli non si chiedono, ma vanno esercitati con umiltà e con grande voglia di fare. Abbiamo impresso a fuoco la norma che o sei parte della soluzione, o sei parte del problema. Abbiamo utilizzato il principio per cui non si fa quello che si vuole fare ma in una organizzazione si fa quello che è utile che si faccia. Abbiamo richiesto una ferma lealtà ad un progetto ed alle posizioni tenute nell'attività quotidiana. Abbiamo alimentato la solidarietà generazionale delle varie esperienze che si accumunano in una grande organizzazione. Abbiamo tramandato il disprezzo per una visione della politica volta prima al benessere particolare e dopo a quello del collettivo, ed abbiamo una unica forza: la nostra credibilità. Non abbiamo voti a valanghe, pacchetti di tessere, forza economica, ma abbiamo la credibilità di una esperienza e di un lavoro svolto in un universo generazionale.

Contravvenire ad una sola di queste regole vuole dire tradire un gruppo, reciderne i legami più profondi, eliminare una esperienza di vita. E questo paradossalmente ci ha permesso di sopravvivere ed alimentare la nostra forza in questi anni nei quali si è tentato di smontare questo giocattolo in tutti i modi. Questi semplici assunti ci hanno dato la forza di resistere a pressioni incredibili, di vincerle e superarle ancora più forti di prima. E credo che sia relativamente recente questo patrimonio e che ne dobbiamo esserne fieri. Ed infine, quello che ci ha tenuto veramente insieme è stata la voglia di cambiare questa merda di realtà che abbiamo intorno, di farlo spocandoci le mani, rimettendoci in salute ed in tempo, perdendoci il sonno, trascurando gli studi e gli affetti, consacrandoci di fatto una vita. Perchè un motore per andare avanti nella propria esistenza uno lo deve pur trovare, uno scopo profondo nelle sue azioni quotidiane ci deve pur essere. Per noi è questo. E forse è sbagliato se troppo totalizzante, forse dovremmo farci prendere meno la mano e non sprecare questi anni della giovinezza che dovrebbero essere utilizzati in altra maniera. Ma la verità è che se non facessimo questo ci sentiremmo vuoti, soli, senza un perchè. La verità è che probabilmente non sapremmo fare altro che dannarci per una festa de l'unità, per un volantinaggio o per un congresso. Perchè questo dà un profondo significato alle nostre esistenze, ci dà la spinta per essere utili a qualcuno oltre che a noi stessi. Il senso di avere quasi una missione da compiere, e l'idea che senza di noi quella missione verrà compiuta con più difficoltà. Per questo non ci sono ricompense, ma solo prezzi da pagare, perchè il mondo intorno a noi si muove in maniera del tutto differente, e la canzone "non è tempo per noi" ci piace perchè in realtà vuol dire un po' questo. Ma poi ci guardiamo intorno, ci guardiamo negli occhi l'uno con l'altro e questi prezzi li paghiamo in questa nostra tormentata giovinezza, senza sapere se sarà utile, ma solamente per investire in un idea, in un progetto, in una identità. E con l'arrivismo o la contrattazione puoi ottenere dei risultati, ma con le idee si è in grado di coinvolgere delle generazioni, di creare persone pronte a tutto. Ecco. Io ho avuto l'onore di coordinare a Roma questo lavoro, e questa esperienza mi rimarrà dentro per tutta la vita. Grazie di cuore. A tutti voi.




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21 gennaio 2009
Ricordi di un tempo che fu, la barchetta ed il template
L'allora sezione dei DS di Tor De'Cenci, è sempre stato un posto molto carino. Mi sono iscritto lì dopo i fatti del G8 di Genova, clima di fermento, prime leggi ad personam del governo Berlusconi (2001) e sono rimasto a fare attività diretta di sezione fino al 2004 facendo il coordinatore del circolo della Sinistra Giovanile. E' stata anche quella una importante palestra che mi ha permesso di capire tante cose. Tra quelle che mi ricordo con più affetto ci sono le segreterie di sezione ma soprattutto i direttivi, nei quali si ascoltavano tanti interventi di tanti compagni, dal professionista al vecchio compagno del PCI e l'immancabile relazione e conclusione del segretario, nel mio caso della segretaria Silvia Decina. Eh sì, una volta c'era anche questo. Tutti gli interventi a ricordarmeli ora erano di buon livello, e si imparava tanto anche nel disaccordo e nelle litigate. Con qualche fatica, ma il partito viveva orizzontalmente di un respiro comune, nel quale anche il più umile dei militanti aveva ogni tanto la possibilità di parlare in una assemblea, decisa da altrettanto umili militanti chiamati a stare in un direttivo di sezione.

Tra questi c'era un compagno chiamato Leone D'Orazio. Leone era un vecchio architetto, iscritto dai tempi del PCI e membro del direttivo di sezione che aveva due vezzi: l'immancabile strofinarsi le mani intorno alla faccia prima degli interventi e quello del disegnare. Ma non quello di scarabbocchiare svogliatamente su un foglio: durante i direttivi Leone si armava di pennarelli, pastelli di cera, matite e se la memoria non mi inganna anche un righellino; mentre ascoltava gli interventi accovacciato sul tavolo (era di stazza grande) creava con i colori dei piccoli capolavori. Un giorno incontrandoci un po' tutti, non mi ricordo prima di quale occasione, Leone ci porta una serie di stampe permettendoci di sceglierle, le stampe per l'appunto dei suoi disegni. Sono rimasto sempre affascinato dalla sua capacità, e quando venne da me per farmi scegliere il disegno rimasi affascinato da quei piccoli pezzi d'arte. Leone si era proprio sbizzarrito, c'era anche qualche acquerello. Tra tutti c'era il disegno della barchetta che vedete sopra il template, che mi colpì particolarmente. Decisi di prendere quella, lo ringraziai e lui rispose con un bel sorriso, come se fosse contento della mia scelta.

Non so cosa pensasse Leone di questa barchetta che naviga con vele rosse sul mare, non so cosa pensasse quando l'aveva disegnata e nè quando l'aveva finita. So' che da giovani si naviga in mare aperto e che si può anche andare controvento tante volte, e questa barchetta che procede veloce sul mare mi piaceva. Se qualcuno disegnasse qualche barchetta ogni tanto, non sarebbe poi così male..



permalink | inviato da ricardo il 21/1/2009 alle 19:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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