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Perchè aprire un blog? Sicuramente è un nuovo modo di comunicare. E sicuramente non lo lascio a chi da "nuovo" si traveste. Non è semplice tenerlo vivo, ci ho provato una volta ma non ci sono riuscito.La democrazia telematica mi sembra una stupidaggine, le persone sono fatte di carne ed ossa e discuto con le persone guardandole in faccia. Questa però è una nuova fase, in cui il confronto avviene anche qui, e chi non c'è non c'è. E così sia...
29 dicembre 2012
Perchè Orfini: per almeno tre motivi



Perché crede che la cultura sia un tema fondante del Partito Democratico.

Con gli “Stati Generali della Cultura”, ha riportato la questione al centro dell’agenda del PD, questione dalla quale anche il campo dei progressisti è stato, per lungo tempo, un grande assente. Il lavoro fatto con archeologi per la tutela delle nostre bellezze artistiche, congiunto a quello svolto con i tanti operatori dei diversi settori, musica, cinema e teatro, è qualcosa di estremamente significativo ed importante. Siamo in Italia, una delle mete internazionali del turismo culturale, ed in questo campo, esiste un esercito di invisibili, i lavoratori del mondo della cultura, considerati per anni soltanto come un insopportabile costo e non come un’opportunità. Bussare alle porte di quelle persone, ritornare a chiedere maggiori investimenti nel settore culturale equivale a ritrovare uno dei cardini della nostra comunità nazionale, e questo risultato è dovuto soprattutto alla decisione e l’impegno con cui Matteo ha marcato questo percorso.

Perché non si batte solo per il settore culturale, ma anche per una nuova cultura politica del Partito Democratico.

Occuparsi di cultura vuol dire anche riprendere il gusto dell’elaborazione teorica, di ridisegnare schemi e prospettive, di formarsi e studiare per cercare di capire. E come esiste la cultura umanistica, come esiste la cultura economica, esiste la cultura politica, assuefatta per troppi anni da un pensiero unico.

Alcuni dei ritornelli che hanno tenuto banco in questi anni recitavano che lo stato dovesse togliere le mani dall’ economia, che il mercato fosse il solo ente regolatore dello sviluppo, che i corpi intermedi di rappresentanza della società fossero una insopportabile “rigidità” del sistema, lasciandoci molti dei problemi che ci ritroviamo ora ad affrontare. Con crisi del 2008 ci siamo svegliati da questo sogno dogmatico, alla vista del default dei tanti colossi finanziari salvati con gli stessi interventi pubblici per tanto tempo criminalizzati quando orientati verso la tutela del lavoro e la redistribuzione del reddito. Quel pensiero unico è ancora presente e duro a morire. E’ una vera e propria ideologia quella liberista, che propaganda le ricette dell’austerità come l’unica soluzione alla crisi, mentre in realtà sono soprattutto funzionali a mantenere i rapporti di forza esistenti, che consiglia ai partiti di essere sempre e comunque post ideologici e vicini ai problemi delle “persone comuni”, e che richiede alla politica di diventare sempre più un affare da tecnici, mentre è stata proprio l’assenza di una politica autorevole e culturalmente autonoma che ha aperto la strada al predominio di altri poteri.

Senza dirigenti come Matteo, anche dentro al Pd, questa lettura non sarebbe stata messa in discussione e superata, e non avremmo potuto candidarci al governo del paese con una chiara alternativa politica come quella rappresentata da Bersani.

 Perché Matteo è uno strenuo e convinto sostenitore dell’organizzazione Giovanile del Pd.

Non è un’affermazione di partigianeria, ma implica la condivisione dell’idea di come si costruisca una nuova classe dirigente.

Quella dell’organizzazione giovanile è un’esperienza straordinaria ed unica, ed i Giovani Democratici, in questi anni, ne sono stata la migliore espressione. E’ una scelta di vita, che ti insegna a pensare, a scegliere ed a combattere, che ti fa crescere assieme a tanti ragazzi che come te vogliono dire la loro su quello che non va, che ti insegna che la realtà è molto più complicata di quanto si pensi e si dica, e che per cambiarla non servono bei proclami ma tanta fatica. Impari che è solo assieme agli altri, solo in qualcosa di più grande, che anche il tuo impegno assume un senso ed un’utilità, e che da soli si va poco lontano; impari che non si è giovani per qualche capello bianco in più o in meno, ma se si è talmente matti da pensare che anche tramite il nostro impegno si può cambiare il mondo che ci circonda, e se si è in grado di farlo con grinta e passione, forti di idee nuove e collettive. E’ proprio quest’ ultimo che credo sia il lascito più importante di un’organizzazione giovanile: la necessità di costruire, per dare senso al proprio impegno, un pensiero autonomo sulla realtà che ci circonda, e trasformarlo in realtà con tanti altri ragazzi.

Si può considerare questa come una velleità da “ragazzini”, un qualcosa ininfluente dal punto di vista elettorale, che non cambia i rapporti di forza nella società, sul quale, in definitiva, investire il meno possibile. La si può invece considerare come un’esperienza imprescindibile per un partito, come una strada obbligata per la costruzione del futuro non solo di una forza politica, ma di tutto il paese.

Riconosco a Matteo che, da membro della segreteria nazionale, ha sempre scelto questa seconda strada più di tanti altri, sapendo cogliere l’importanza delle battaglie che abbiamo svolto sul lavoro, sui saperi, sull’ Europa.

Anche solo questa, per chi come me ha fatto dell’organizzazione giovanile una ragione di vita, è una buona motivazione per votare Matteo alle primarie dei parlamentari di domani. E chiedo di farlo a tutti voi.




permalink | inviato da ricardo il 29/12/2012 alle 16:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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