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Perchè aprire un blog? Sicuramente è un nuovo modo di comunicare. E sicuramente non lo lascio a chi da "nuovo" si traveste. Non è semplice tenerlo vivo, ci ho provato una volta ma non ci sono riuscito.La democrazia telematica mi sembra una stupidaggine, le persone sono fatte di carne ed ossa e discuto con le persone guardandole in faccia. Questa però è una nuova fase, in cui il confronto avviene anche qui, e chi non c'è non c'è. E così sia...
10 dicembre 2012
Perchè abbiamo bisogno delle primarie per i parlamentari

Non sono mai stato un fan del metodo delle primarie per la selezione della classe dirigente. Anzi: spesso e volentieri le ho criticate ed osteggiate, in feroci dibattiti anche all’interno del Partito che ho contribuito a fondare con tanti altri. Le primarie non sono un bene in sé, ne lo potranno mai essere. Non è ad esse che va demandato il ruolo che più spetta al Partito (e la p maiuscola non è casuale) nella selezione e nella scelta della classe dirigente che lo rappresenta nelle istituzioni, nelle amministrazioni locali e nel Parlamento. Ed anche su queste ultime appena finite il mio giudizio rimane del tutto inalterato: sono convinto che, il Partito Democratico e la coalizione di centrosinistra riceveranno consenso non in nome della bella giornata di partecipazione alla quale si è dato vita, ma grazie alla proposta politica che saranno in grado di proporre alla totalità degli elettori del nostro paese, ai tanti che vivono le vicende della cosa pubblica con distacco, senza più la speranza che qualcosa possa cambiare, e che a votare alle primarie del Pd non sono neanche andati. Nella mia idea, questo ruolo deve essere svolto da un partito organizzato, strutturato e radicato, in grado in ogni sezione territoriale, in ogni sua articolazione provinciale e federale di svolgere il compito che gli è più proprio: proporre e costruire una alternativa politica in grado di assumere ruolo di governo, vivendo in costante contatto con i cittadini, le forze civiche, associative, sindacali e di categoria presenti ad ogni livello. 

 

La strada da percorrere affinché il Pd diventi questo partito è ancora molto lunga. E’ intrapresa di certo, con la segreteria di Bersani ha fatto anche dei decisivi passi in avanti in questo senso, ma non si è giunti ancora all’obiettivo. E di più: è ancora vivo un dibattito, che vorrebbe che il Pd non la intraprendesse, forte dell’apporto della rete, di una testa nazionale capace di dialogare con i media e dell’idea non della democrazia dei partiti, ma di una democrazia del leader e della sua capacità esecutiva. E’ a tutto questo che mi sono sempre opposto, e contro il quale continuo una strenua battaglia.

 

E’ solo con queste constatazioni che la scommessa di Bersani di svolgere le primarie, superando anche le regole del Partito Democratico stesso, può essere giudicata; è opinabile dal punto di vista della coerenza con un determinato impianto politico e culturale, non è invece neanche discutibile se parametrata all’apporto di energie che è riuscita a liberare ed alla forza politica che ha conferito a lui stesso che ne è uscito vincitore. Rischiando tutto quello che poteva rischiare, compresa la natura stessa dell’impegno di tanti militanti nell’attività politica, la proposta del segretario del Pd è risultata vincente, e si candida con tutte le carte in regola, a governare il paese. Sarebbe incomprensibile, arrivati a questo punto, non usare lo stesso coraggio nella selezione del gruppo parlamentare. Se questo capitale politico liberatosi con le ultime primarie rimanesse confinato solo alla "incoronazione" del leader, presto a tardi finirebbe logorato dall'inevitabile difficoltà della sfida del governo. Oltre al leader infatti, sarà la qualità dei nostri rappresentanti alla Camera ed al Senato a trascinarci fuori dal guado in cui siamo immersi. E questo non è un punto banale. E’ l’idea di un partito carismatico che ha concepito le primarie come uno strumento a due velocità: da fare per l’investitura del leader, ma da evitare per la selezione dei nostri parlamentari, coloro che mediante la partecipazione ai lavori delle commissioni dovrebbero rappresentare gli interessi diffusi della cittadinanza in ambiti diversi. E’ una contraddizione che risulterebbe evidente alla luce dell’evento di popolo al quale tutti abbiamo dato vita ed abbiamo partecipato. Abbiamo bisogno di una classe parlamentare competente ed autorevole, difficilmente attaccabile dalla sequela di interessi costituiti che intendiamo cambiare e forte dello stesso consenso di cui è stato investito il nostro candidato premier, proprio perché un riformismo senza popolo, a questa tornata, non sarà possibile.

 

Inoltre nelle stesse primarie è venuta fuori una potente spinta al cambiamento, che, se ignorata, si ripresenterebbe presto o tardi con connotati ben più aggressivi e minacciosi. Deludere questa aspettativa privando di autorevolezza gli stessi protagonisti di quel cambiamento sarebbe addirittura controproducente: non abbiamo bisogno di "figurine", ma di rappresentanti legittimati dal proprio universo politico di riferimento. E’ per questo che, stante il Porcellum, le elezioni primarie per i candidati a camera e senato sono inevitabili: per non creare uno iato tra elezione popolare del premier e selezione oscura della nostra classe dirigente parlamentare, che non sarebbe né comprensibile né coerente con l’impostazione con cui ci stiamo apprestando ad andare al governo del paese. Si trovino i metodi, più giusti e coerenti dati gli stretti margini in cui essa deve vivere. Ma non si eviti questa discussione pensando di demandarla ad altri tempi.

 

Il compito che avrà la prossima legislatura sarà quello di riscrivere la costituzione materiale del nostro paese: dovremo ridefinire il nostro ruolo in Europa e nel mondo, la natura stessa del nostro sviluppo, la sostenibilità del nostro stato sociale e la qualità etica della nostra democrazia. L'impatto delle forze conservatrici non tarderà a farsi sentire contro questo progetto, con modalità ed esiti, ad esempio, simili a quelli che già abbiamo conosciuto. Abbiamo noi tutti una forte responsabilità nel non deludere le aspettative di tanti in un momento cruciale e non ci possiamo permettere passi falsi. A rischio non c’è soltanto il nostro campo di forze, ma il paese intero.





permalink | inviato da ricardo il 10/12/2012 alle 22:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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