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Perchè aprire un blog? Sicuramente è un nuovo modo di comunicare. E sicuramente non lo lascio a chi da "nuovo" si traveste. Non è semplice tenerlo vivo, ci ho provato una volta ma non ci sono riuscito.La democrazia telematica mi sembra una stupidaggine, le persone sono fatte di carne ed ossa e discuto con le persone guardandole in faccia. Questa però è una nuova fase, in cui il confronto avviene anche qui, e chi non c'è non c'è. E così sia...
16 ottobre 2012
"Quel pugno solo contro tutto quel cielo..."



So' che dovrei parlare di primarie, di candidati o di politica nel riscrivere dopo tanto tempo su questo blog. Ma oggi scrivo per un'occasione particolare, per la quale non tutti si emozioneranno, o magari sì, chi lo sa. 

Il 16 ottobre di 44 anni fa', a Città del Messico, un uomo correva su una pista d'atletica i 200 metri piani, vinceva la medaglia d'oro olimpica e stabiliva un record del mondo destinato a durare molto più degli 11 anni in cui risulterà imbattuto. 

E' la storia di Tommie Smith, un nero d'America, che correva come un fulmine. Lo chiamavano "il jet" in quanto, dopo i primi metri di corsa, "decollava" in pista e non lo prendeva più nessuno. Del resto mettere in moto il corpo di uomo  alto 1,95 non è uno scherzo, ma lo si può fare con tanto allenamento, capacità, rabbia. E lui ci riusciva, con una potenza ed una agilità allora senza precedenti, fino a diventare un modello di corsa studiato da tutti coloro che si affacciavano all'atletica in quegli anni. 

Chi mi conosce sa quanto ami la corsa: pur praticandola in maniera non agonistica penso che dietro a questo sport si presenti una straordinaria metafora della vita. La semplicità di un gesto come quello di muovere le gambe non può soddisfare un corridore: vanno curati il passo, la falcata, la potenza del gesto a seconda della lunghezza del percorso. Vanno tenuti in considerazione il fiato che si ha, che non si può sprecare troppo presto, il carico che si mette nella partenza e come si mantiene l'andatura, gli allenamenti di scarico, da fare nei momenti giusti per non gravare eccessivamente il fisico, e la forma fisica, da curare al meglio senza lasciarsi andare. 

E la testa: la concentrazione, la misura dello sforzo, la coscienza dei propri limiti e la capacità di superarli, allenandosi un giorno in più, allenandosi meglio, non mollando mai. La testa: un mix di costanza, precisione, rabbia, tenacia, cattiveria ed equilibrio nel gestire allenamenti sempre più difficili, ritmi sempre più complicati. E si può anche vincere bene una gara, ma se si è più lenti di quello che si pensava, se si sente qualcosa che non va non ci si può accontentare.

La corsa: una straordinaria metafora del fatto che la vita è una battaglia, che si deve essere pronti a saper vincere ma bisogna anche saper perdere, per rialzarsi ed essere motivati a correre ancora, più veloci di prima; e non si corre per battere gli altri, ma si corre per se stessi, per migliorarsi, per rappresentare anche coloro che a correre proprio non ce la fanno.

Tommie Smith non fece solamente questo segnando un tempo di 19' 83" che lasciò a bocca aperta tutti gli atleti e gli allenatori dell'epoca. Anzi: rinunciò ad un tempo ancora inferiore, correndo deliberatamente gli ultimi metri con le braccia alzate.

Fece un gesto destinato a rimanere nella storia: dedicò la sua vittoria alla discriminazione razziale, alzando lui il pugno destro, ed il suo compagno arrivato terzo, John Carlos, il pugno sinistro. Scalzi per rappresentare la povertà, pugni alzati a rappresentare quei tanti ragazzi neri, discriminati, che allora, anche se per qualche secondo, si vedevano anche loro sul palco, davanti agli occhi stupiti del mondo.

Le parole più belle sono contenute nel libro di Pietro Mennea, "La corsa non finisce mai".

"Quel pugno solo contro tutto quel cielo aprì una falla nelle dimensioni di spazio e di tempo in cui si era preservato fino a quel momento lo sport olimpico. Entrarono nel recinto delle gare e degli atleti istanze sociali di riscatto dei più deboli. La premiazione, che in sè è festa del vincitore, venne dal vincitore trasformata nella ribalta degli sconfitti, i cittadini di serie B della "terra della libertà"".

Tommie Smith pagò quel gesto con mille ostilità, tra cui quella di essere diventato professore con un Master in sociologia e di aver potuto insegnare nella sua vita solamente educazione fisica, ma quel gesto entrò nella storia: quell'istantanea rimarrà per sempre nella testa di tanti, come me che neanche l'ho vista in diretta quella gara. 

Insegna che si corre in pista come si combatte nella vita, non soltanto per noi stessi, ma per gli altri. Ed insegna, che in fondo, la corsa non finisce veramente mai.



permalink | inviato da ricardo il 16/10/2012 alle 20:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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